I romani ed i mezzi pubblici sono due cose distinte e separate. Proprio non capiscono come funzionano e come si usano e la cosa si può allargare al traffico e alla viabilità in generale. Ci sono strade che diventano a senso unico, solo perché hanno deciso che in quel momento, in quella strada si sale e basta. Chi vuole scendere dovrà aspettare. Ci sono autobus che cambiano che cambiano strada d’improvviso, vie che vengono chiuse al traffico senza preavviso. E poi ci sono certi episodi, che sembra di stare a Zelig.
Domenica, sul 628, da Piazza Venezia a Circo Massimo.
Siamo appena saliti, le porte si chiudono, l’autobus riparte. Fa un metro e inchioda. Una signora stava attraversando sulle strisce. La signora si spaventa, urla contro l’autista.
- Ah signò, ma che non lo vede che sto a partì?
- Sì, ma stia attento, non lo vede che sto sulle strisce?
- Ah signò e che perché è sulle strisce deve morì????
Lunedì mattina, poco prima dello sciopero, linea 85 da Colosseo a Piazza Venezia.
L’autobus è già pieno, non ci starebbe dentro neanche uno spillo. Una signora fa di tutto per salire, spinge mia sorella, la soffoca quasi, ma le porte non si chiudono. Allora lei spinge anche le porte, le tira, dopo cinque minuti riesce a farla chiudere. Io devo scendere alla fermata successiva.
- Signora, scusi, devo scendere.
- Eh non si può, non si aprono le porte.
- Se si sposta, magari, mi fa scendere. Devo scendere.
(come le hai fatte chiudere ora le apri, penso, mentre trattengo a stento la voglia di urlare.)
- Ma non si aprono. Niente, scende alla prossima, tanto è lo stesso.
- No che non è lo stesso!
Insomma la signora decide che io scendo alla sua fermata, perché le scoccia spostarsi. Uso privato del mezzo pubblico.
Martedì sera, linea 117 da Piazza Venezia a Colosseo.
Il 117 è un autobus piccolissimo, con una porta d’ingresso grande come quella di una stanza. C’è una signora sulla porta, sulla settantina, sbarra l’ingresso.
- Scusi signora, mi fa salire per favore?
La signora non si muove.
- Scusi signora, mi fa salire per favore?
La signora continua a non muoversi.
- Scusi signora, mi fa salire per favore?
La signora continua a ostruire il passaggio, anche se dietro ha tutto lo spazio del mondo. Allora cerco di farmi spazio e salire comunque.
- Guardi che così mi fa cadere – dice la signora.
- Senta, io devo salire, se si sposta e mi lascia entrare non faccio cadere nessuno.
Insomma, alla fine riesco a salire.
- Dove va quest’autobus? – mi chiede la signora. Ma che si prendono gli autobus scatola chiusa?
- A San Giovanni.
- Ah. E ora gira da Cavour?
- No va a Colosseo.
- E perché non gira da Cavour?
- Perché fa questo percorso.
- Ah. Ma dove va quest’autobus? – richiede la signora.
- A San Giovanni.
- Ah. E ora gira da Cavour?
- No va a Colosseo.
- E perché non gira da Cavour?
- Perché fa questo percorso.
- Ma dove porta questo autobus?
- A San Giovanni.
- Ah. E ora gira da Cavour?
- No va a Colosseo.
- E perché non gira da Cavour?
- Perché fa questo percorso.
- Ma ormai che è qua, no può girare da Cavour? Perché deve andare di qua?
- Senta signora, io adesso devo scendere. Mi fa passare?
La signora non si muove.
- Signora, devo scendere, scusi, mi lascia passare?
La signora rimane ferma ma riprende:
- Ma quest’autobus dove va?
Alla fine riesco a scendere e posso tornare a casa. Ma ancora non ho capito perché si effettuino questi sequestri estemporanei di persona e per quale oscuro motivo si prende un autobus senza sapere dove va e non si scende nemmeno quando si capisce che sta andando nella direzione opposta alla nostra.