La storia dei test d’ingresso truccati e dei soldi pagati per avere quella che a casa mia si chiama “pirata” (cioè pedata, spinta per andare avanti) è su tutte le prime pagine dei giornali. Sono sconvolta. Non per quello che succede nelle Università, figuriamoci. Quello lo sapevo e lo sapevamo tutti prima che i giornalisti lo scrivessero, soprattutto in riferimento ad alcune facoltà (guardate questo servizio delle Iene, per esempio). Sono sconvolta per quanto poco ci si ribelli a questo sistema. Si dovrebbero occupare le università, fare sit-in al ministero, strillare ovunque possibile. Invece no.
Leggevo da qualche parte, sinceramente non ricordo più dove, ma probabilmente su Vanity, che in Italia non esiste la mobilità sociale. Il 94% delle persone fa quello che fa papà. Solo il 6% cambia “casta”. E così che funziona: non importa quanta passione tu abbia per la medicina, quanto tu desideri fare il medico. Se tuo papà fa l’operaio e tua mamma la cameriera, per esempio, dovrai aspettare che si sistemino prima quelli i cui genitori sono medici o politici, o gente altolocata con un pò di conoscenze (e un pò di soldi). E non importa se loro la passione non ce l’hanno. Ti passeranno avanti.
Questa questione finirà in una bolla di sapone. L’anno prossimo non se ne ricorderà più nessuno e le cose continueranno a girare come hanno sempre fatto. Con una variante, secondo me: i soldi. Ecco, di quelli ce ne vorranno di più. Se quest’anno ne bastavano 30.000, nel 2008 ne chiederanno 40.000. Perchè il rischio è aumentato, baby.