Ho appena finito di vedere la prima serie di "La vita segreta di una teenager americana". Il telefilm non è male, ha dei momenti molto divertenti, anche se la tematica è abbastanza difficile: una quindicenne rimane incinta di un compagno di liceo poco raccomandabile e deve affrontare la famiglia, i pregiudizi, gli amici, i dolori del parto. La serie è degli stessi creatori di "Settimo Cielo", un po' bigotta sotto alcuni aspetti e poco educativa per altri. Sul satellite va in onda su un canale per famiglie, in Italia è trasmessa da Mtv: sinceramente non so quale collocazione sia migliore. La ragazzina, Amy, decide dapprima di non dire alla famiglia di essere incinta, ma non sa che fare né a chi rivolgersi, se non alla sua pediatra che, però, non sembra un valido aiuto. Le passa per la testa prima l'aborto, poi l'adozione (in America la famiglia d’origine del bambino può scegliere chi sarà ad adottarlo), alla fine decide di tenerlo grazie all'appoggio delle persone che più le sono vicine, compresi i genitori un po' sciagurati. Non conosco le leggi in materia di aborto in America, ma il telefilm fa intuire uno scenario poco chiaro.
In Spagna, il governo Zapatero ha presentato una legge sull’aborto che prevede la libera scelta di interrompere la gravidanza entro 14 settimane, anche per le minorenni che abbiano compiuto 16 anni, senza il consenso dei genitori. L’attuale legge spagnola prevede l’aborto solo in caso di stupro, malformazione del feto o grave rischio per la salute della madre. In Italia il limite è 12 settimane. Mi è da poco capitato di seguire l’evoluzione di un bimbo nella pancia di una collega. La prima volta che ci fece vedere l’ecografia era persino difficile immaginare che quello fosse un bimbo, ma a dodici settimane il bambino aveva già il naso e le manine e i piedini…
Ieri sono tornata in Sicilia, in aereo, con il volo delle 8.35 del mattino. Mi sono seduta e mi sono guardata attorno e ho visto sulla prima pagina del quotidiano del mio vicino il titolo "Morte di un mito" e la foto di Michael Jackson. Ho pensato che gli fosse accaduto qualcosa per cui il suo mito si stesse affievolendo, che so... un'altra accusa di pedofilia, un altro bambino fatto ciondolare dalla finestra, cose così che ti fanno "scadere dal cuore" (come si dice dalle mie parti) una persona. Invece era proprio morto. Passed away, a voler citare Advertising Space di Robbie Williams. Mi ha fatto una strana impressione ricevere questa notizia. Come se non avessi mai considerato l'idea che un artista del genere potesse morire. Inoltre, mi sono accorta di essere un po' troppo fuori dal mondo, ma dopotutto cosa mi aspettavo? Che suonassero a morto le campane in quel di Roma? Le cose accadono e io non me ne rendo conto e forse le dimentico. L'altro giorno ho scritto un pezzo su Ragusablog su degli arresti avvenuti a Vittoria. Facendo un po' di ricerca su internet ho trovato la notizia di una strage, avvenuta proprio a Vittoria il 2 gennaio 1999. Non ne ho memoria, eppure avevo 16 anni già compiuti. Perchè non mi ricordo un evento tanto importante e doloroso per la mia provincia? Agnese dice che si ricorda benissimo, perché era andata a festeggiare al Koala il compleanno di un'amica comune (io dovevo tornare alle 21.45, quindi niente discoteca) e lì, li aveva raggiunti la notizia.
Chissà quante altre cose mi sono persa. Chissà se si tratta di cose importanti o se le ho perse perchè non me ne importava niente.
Le lettere d’amore, diceva Pessoa, sono ridicole. Anche Roberto Vecchioni è d’accordo con lui. Anch’io, a volte. Ci sono lettere d’amore profondamente ridicole, che somigliano alla definizione che Pirandello dà dell’umorismo.
Ho scritto molte lettere nella mia vita, non so quante possano essere considerate d’amore e quante ridicole e basta, ma ne ho scritte. A mano, su carta da lettere comprata per l’occasione, con la penna più bella che avessi. Con le cancellature e i segni per aggiungere delle parole, facendo attenzione a seguire una linea precisa, controllando che la confusione dei pensieri non si riflettesse in un garbuglio di lettere poco comprensibili. Ho scritto anche lettere che non ho mai spedito e lettere che ho consegnato a mano e di cui mi sono pentita. Ho scritto anche svariate lettere a settimana, chiuso le buste e attaccato francobolli con la colla o la saliva e atteso con ansia che ne arrivassero per risposta. Le ho aspettate, prese in mano, aperte con cura, lette con cupidigia. Non ne ho mai strappata una. Buttate sì, parecchie, ma solo dopo che non avevano più senso di esistere, solo quando non solo erano ridicole, ma anche false.
Poi sono arrivati il computer e le mail e adesso Facebook e ora io non scrivo più o comunque lo faccio molto meno. La mia grafia è diventata più frenetica e meno elegante, più impulsiva e meno attenta, ho perso l’abitudine di tenere in mano una di quelle belle penne. Finché ho fatto l’Università, scrivevo molti appunti e parecchi riassunti e avevo il callo dello scrittore. Un vanto, quasi. Poi più niente. Solo tastiere e schermi e stampanti e server di posta elettronica. E qualche sporadica lettera, non più d’amore, scritta ogni tanto alle mie amiche in Portogallo.
Fino a qualche giorno fa, quando ho ripreso in mano un foglio da riciclo, una penna e ho cominciato a scrivere una lettera d’amore. E poi un’altra, dopo solo una settimana. Sono sicura che si tratti di lettere infinitamente ridicole. Forse per questo la risposta è arrivata in due righe per mail.
Fernando Pessoa chiese gli occhiali
e si addormentò
e quelli che scrivevano per lui
lo lasciarono solo
finalmente solo...
così la pioggia obliqua di Lisbona
lo abbandonò
e finalmente la finì
di fingere fogli
di fare male ai fogli...
e la finì di mascherarsi
dietro tanti nomi,
dimenticando Ophelia
per cercare un senso che non c'è
e alla fine chiederle "scusa
se ho lasciato le tue mani,
ma io dovevo solo scrivere, scrivere
e scrivere di me..."
e le lettere d'amore,
le lettere d'amore
fanno solo ridere:
le lettere d'amore
non sarebbero d'amore
se non facessero ridere;
anch'io scrivevo un tempo
lettere d'amore,
anch'io facevo ridere:
le lettere d'amore
quando c'è l'amore,
per forza fanno ridere.
E costruì un delirante universo
senza amore,
dove tutte le cose
hanno stanchezza di esistere
e spalancato dolore.
Ma gli sfuggì che il senso delle stelle
non è quello di un uomo,
e si rivide nella pena
di quel brillare inutile,
di quel brillare lontano...
e capì tardi che dentro
quel negozio di tabaccheria
c'era più vita di quanta ce ne fosse
in tutta la sua poesia;
e che invece di continuare a tormentarsi
con un mondo assurdo
basterebbe toccare il corpo di una donna,
rispondere a uno sguardo...
e scrivere d'amore,
e scrivere d'amore,
anche se si fa ridere;
anche quando la guardi,
anche mentre la perdi
quello che conta è scrivere;
e non aver paura,
non aver mai paura
di essere ridicoli:
solo chi non ha scritto mai
lettere d'amore
fa veramente ridere.
Le lettere d'amore,
le lettere d'amore,
di un amore invisibile;
le lettere d'amore
che avevo cominciato
magari senza accorgermi;
le lettere d'amore
che avevo immaginato,
ma mi facevan ridere
magari fossi in tempo
per potertele scrivere...
(R. Vecchioni)
Per descrivere il concerto di ieri sera, 20 giugno, devo partire dalla fine, anzi dalla penultima canzone: Meraviglioso. L'aggettivo adatto per il concerto, anzi "l'happening", come l'ha definito Serena Dandini che lo presentava insieme a Giorgio Panariello. 
Mai visto niente di simile e forse mai più lo vedrò uno spettacolo simile. I biglietti acquistati andranno interamente a finanziare la ricostruzione dell'Università de L'Aquila. Non ci sono intermediari e tutti hanno lavorato gratis alla realizzazione del concerto, mentre il CONI ha fornito gratuitamente l'Olimpico e il palco era quello dei Depeche Mode. Peccato che il pubblico non abbia risposto come avrebbe dovuto: le curve erano vuote, ma forse è un po' colpa della scarsa pubblicità. Lo spettacolo ha avuto inizio alle 20 circa ed è terminato oltre l'una di notte... cinque ore di meravigliosa musica, ad esclusione (per gusto personale) dei due pezzi di D'Alessio.
Il primo a salire sul palco è stato Pino Daniele. 
Seguito da Mario Biondi, Luca Barbarossa, Michele Zarrillo, Amedeo Minghi. Naturalmente abbiamo cantato "Cinque giorni" a squarciagola e anche trottolino amoroso duddudaddaddà.Non sono cose che capitano tutti i giorni (forse per fortuna) ma quanto ci siamo divertiti!
Subito dopo è salito sul palco un fantastico Claudio Baglioni, che ha duettato con Fiorella Mannoia in "Amore bello" e con Gianni Morandi, cui ha poi passato la palla, in "Un mondo d'amore". Ha anche cantato la mia canzone preferita, "Mille giorni di te e di me".
Il premio Oscar Ennio Morricone è poi salito sul palco per dirigere l'Orchestra Sinfonietta sulle note della Colonna Sonora di Nuovo Cinema Paradiso. 
Un trio inedito, composto da Renato Zero, Cristian De Sica e Sabrina Ferilli, hanno cantato "Roma nun fà la stupida stasera", accompagnati al pianoforte da Armando Trovajoli e dall'Orchestra diretta dal maestro Renato Serio. 
Lucio Dalla intona subito "Caruso" e poi, con l'aiuto di Fiorella Mannoia, ci racconta la bellissima storia di "Anna e Marco", suggestiva e intensa. 
Ivano Fossati, con due pezzi da solista e "Mio fratello che guardi il mondo", cantata insieme a Claudio Baglioni e Fiorella Mannoia, fa da traino ad Antonello Venditti. 
Su "Notte prima degli esami" chiamo Agnese, per farle ascoltare la canzone. Anche Grazia è con lei e mi dice che si sta emozionando. Ad essere sincera, mi sto emozionando anche io. Anche "Roma Capoccia", cantata insieme a Claudio Baglioni, è particolarmente bella.
E arriviamo al momento Gigi D'Alessio e alle nostre facce poco felici, come testimonia questa foto di mia sorella. 
Canta "Non mollare mai" (sigla di Amici), "Non dirgli mai" e poi "Tu sì na cosa grande" con Renato Zero. Il dramma è che io le canzoni di Gigi le conosco. Non so come sia possibile, non ho mai ascoltato un disco, cambio subito se lo trovo in radio, eppure...
Per fortuna mi salva Fiorella Mannoia e "Quello che le donne non dicono", ma anche "Sally" e "La storia siamo noi". 
Segue Nicola Piovani, che guida l'Orchestra sulle note della colonna sonora de "La vita è bella". 
Per me il meglio arriva con Renato Zero, che è un artista ed un uomo pazzesco. Credo che certe persone non diventino famose per caso: c'è un quid che li distingue e li fa brillare rispetto agli altri. Renato Zero quel quid ce l'ha. 
Duetta con Baglioni, Giuliano dei Negramaro e Gino Paoli. Poi lascia il campo a Giuliano che, al pianoforte, con l'aiuto di Mauro Pagani al violino, suona e canta "Solo tre minuti" e "Meraviglios", appunto. Il concerto si conclude con un buon numero di artisti insieme sul palco a intonare "Domani".
Domani, cioè stasera. Stasera che vede a San Siro il concerto delle Amiche per l'Abruzzo. Mi mancherà Milano, stasera, come sempre, ma ieri, per la prima volta da quando sto qui, sono stata felice di essere nella Capitale.
Tutte le foto della serata le trovate qui: http://www.facebook.com/album.php?aid=88034&id=524497341&l=8ad103764e

